Storia




Viene classificato come gesto di scherno quello cosiddetto delle mani a fica, ovvero come definito dagli accademici della crusca,  "quell’atto,  che con le mani si fa, in dispregio altrui messo il dito grosso tra l’indice, e  il  medio".
Nelle opere  sacre  appaiono  espliciti  e  senza veli  alcuni  gesti  ingiuriosi,  la  cui lettura è popolare. Molte sono le opere figurative  in  cui  questo  gesto  si ritrova. È uno schema iconografico che ricorre  spesso  nelle  scene  della Passione di Cristo, «fra i carnefici che tormentano  Gesù  nelle  Flagellazioni c’è  ne  spesso almeno uno che leva il braccio verso di lui e con disprezzo compie questo gesto». 

Questa  tradizione  attestata  nell’iconografia  del  ’500  si prolunga nel  tempo. Ad esempio nella Coronazione di spine detta anche  l’Ingiuria,  opera  dello  scultore  Antonio  Nolfo  risalente  al 1764,  facente  parte  di  un  gruppo scultorio, un semita con la mano destra mostra  a  Cristo  il  pugno  stretto  “a fica”  e  lo  sbeffeggia  con  la  lingua.  La scelta  di  questo  gesto,  volgare  e popolare  allo  stesso  tempo  da  parte  dell’artista,  fu  adottata, probabilmente,  per  comunicare  in  modo  spettacolare  la  sofferenza sopportata da Cristo è nel fisico è nello spirito ”.
L’autore  del  mistere  della  “coronazione  di  spine”, modellato  nel  primo  trentennio  del  Seicento,  dispose l’ingiuriante  davanti  Cristo  e  ciò  avvenne  nel  tempo  in  cui incombeva  la  pressante  opera  vigilante  della  Chiesa,  che tollerava il gesto popolare anche se indecoroso, dispregiativo e  scaramantico.  Cento  anni  dopo,  nella  stessa  posa  lo rivollero i consoli dei fornai con i restanti personaggi scolpiti nella “stessa grandezza del vecchio” mistere.

L’unica eccezione permessa allo scultore Antonio Nolfo è stata quella di modificare la disposizione di un personaggio “che  deve  passare  in  Giudio”  come  attestato  nel  contratto stipulato tra l’artista e i consoli del ceto dei fornai rogato da Domiziano Adragna il 16 febbraio 1764.
Die decimo sexto februarij duodecim indictionis
millesimo septingesimo sexagesimo quarto
Ritrovandosi  il  Mistero  della Coronazione di spine di nostro Signore  Gesu  Cristo  proprio dell’Arte seu Corpo dei Fornari di  questa  Città  di  Trapani  in stato da non potersi rimediare, e  ristorare,  e  ristorandosi  alla meglio  si  perderebbe  la  spesa per  causa  dell’antichità  e vecchiaja  per  non  potere resistere an risolto li Fornari  e per  essi  li  attuali  infrascritti Consoli  de  Fornari  di  formarsi dall’intero  il  Sagro  Mistero nuovo della Coronazione di Spine, sendosi esibito in tale nuova opera Antonio Nolfo  Perito  Scultore  il  quale  ne  a  fatto  il  modello  in  creta  che  è  stato comunemente applaudito a riserba della variazione di un personaggio che deve passare  in  Giudio  e  della  positura  di  un  altro  personaggio  che  li  Maestri Fornari  per essi li detti et infrascritti Consoli lo vogliono nell’ugual positura d’ingiuriante per come lo era nel detto vecchio Mistero.
E perciò il dì di sopra personalmente costituitosi il detto Antonio Nolfo di  questa  riferita  Città  scultore  avanti  me  notaio  e  testimonj  infrascritti uniformandosi  tutto e per tutto  al  voler dei descritti Consoli e giusta il detto modello in creta a riserba della detta variazione da farsi a tenore della dimanda e volere di detta arte e da medemi Consoli come sopra spontaneamente promise e  promette  e solennemente si  è  obligato  e  obliga all’arte  dei  fornari di questa sudetta  Città  di  trapani  e  per  essa  alli  maestri  Giuseppe  Tanza  Alberto Rubbino Natale Bellina e Paulo 
Tratto dal sito www.trapaniinvitissima.it a cura di Salvatore Accardi.

 L' artistico simbolo di derisione

- Contratto per la realizzazione del gruppo scultoreo -

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Giacalone come attuali  Consoli  della  sudetta Arte de’ fornari della riferita Città di Trapani a me detto et infrascritto cogniti presenti  et  detto  nomine  stipulanti  convenire  e  fabricare  da  dimane  innante senza  mai  levar mano  magistrevolmente secondo richiede  dell’arte  sudetta  di duratura  er  decoro  della  midema  arte  il  detto  Mistero  della  Coronazione  di Spine  di  nostro  Signore  Gesù  Cristo  che  deve  consistere  in  numero  quattro personaggi compreso il  Cristo della  stessa grandezza  del vecchio uno cioè  che mette la corona al Cristo Gesù nostro Signore il secondo che si mette la canna in  mano,  il  terzo  che  fa  alcune  ingiurie  al  Cristo,  ed  il  quarto  che  è  nostro Signore Gesù Cristo seduto su di un cantone, dovendo mettere il detto di Nolfo tutto  il  materiale fuori  pittura, indoratura, e pedagna,  e  dare  lesto il Mistero suddetto cioè li detti 4 personaggi quindeci giorni prima del prossimo venturo venerdì santo del corrente anno 12  indizione 1764 benvisto ai detti Consoli,  maed  ad  una  persona  intendente  benvista  ai  medemi  Consoli  di  patto  e  non altrimenti.
Per mercede  seu  prezzo  di  onze venti  due  in  denari  di  giusto  peso  di patto, quali onze ventidue li cennati di Tanza Rubbino Bellina e Giacalone in solidum nomine dictae Artis Pistorum  seu Consularum  dicto nomine tantum et  tum  taxatem  novautem  nomine  proprio  promisero  e  promettono  e solennemente  si  anno  obbligato  et  obbligano  a  detto  di  Nolfo  Scultore stipulante a persona per lui legittima qui in Trapani pagare in denaro di giusto peso cioe onze otto fatta la consegna di detto nuovo mistero alla detta Arte de fornari,  e  le  restanti  onze  quattordeci  all’ultimo  di  agosto  prossimo  venturo 12  indizione 1764 in pace et non altrimenti. 
       
                        Quae omnia sub hypotheca
                        Testes magistro Michael Burgarella et don Joannes Maurici
Pateat qualiter Antonio Nolfo Scultor cives huius  Urbis Drepani mihi notarius cogniti coram  nobis specialiter presentis  dixit et fatentur habuisse et recepisse a  magistris Joseph Tanza,  Alberto Rubbino,  Natale Bellina et Paulo Giacalone tanquam Consulibus artis Pistorem in anno 12 indictionis preterito proximo  1764 eta a magistrium Thoma Savalli consulem dictis Artis in anno 1765 et 1766 usque ad mensem martij p.p. loco dicti de Rubbino, de li predicta Urbis  Drepani  quoquem  mihi  notarius  cogniti  presentibus  stipulantibus  et solvesse  consolari  dicto  nomine  declaribus  unceas  viginti  tres  et  tarenos duodecim  in  pecunia  iuxti  ponderis  diversi  modem  ac  in  diversis  vicibus temporibus  et  partitis  de  contraxi  apparitunt  apodixis  intelliganter  et  sint cassa  et  nulla  ac  in  presenti  execepitam  inclusationem  geminentur  partitam rendendo. Et sunt dictis uncias 23.12 de super elassi nemper uncias viginteduam pro illismet debitis et solemniter promisse per

 

Il 17  luglio  1766,  nello studio  del  medesimo  notaio, si redigeva  l’apoca  con  la  quale  l’artista  era  remunerato  delle ventidue onze concordate e di altra onza e dodici tarì per tre libbre d’oro zecchino  “impiegati  nelli  personaggi”  e  per  sei pennacchi del  mistere,  intendendo  casso  e  nullo  il contratto già adempito come fosse stato barrato con immaginaria croce di Sant’Andrea.
dictos de Tanza Rubbino Bellina et  Giacalone  in  solidum  consolari  nomine  predictae  Artis  dicto  de  Nolfo Scultori  ut  dicto  per  la  costruzione  del  nuovo  Mistero  della  Coronazione  di Spine di nostro Signore Gesu Cristo per gloria di Dio ed ad onore di detta Arte vigore contractus in actis  meis  sub die  16  februarij  12  indictionis    1764  ad quem.  Quem  quidem  contractus  presentes  confitens  de  Nolfo  voluiti  et mandavis ac vult et multius fore et esse stipulatum deletum et nullum multius quae  robboris  efficante  et  momenti  per  crucem  et  lineam  sancti  Andrae tamquam si minime factus et stipulatus fuisset et non aliter. Et  uncia  unam  et  tareni  duodecim  ut  dicitur  per  li  stessi  spesi  ed erogati da detto di Nolfo  scultore per servigio di detto novo mistero cioe  onza una  per  numero  tre  libri  di  oro  fino  di  zechina  impiegati  nelli  personaggi  di detto  Mistero  e  tari  duodeci  per  numero  6  pennac per  li  personaggi di detto Mistero ut dixit et non aliter.

                      Juravit Unde
                      Testes clericus don Joseph Morgana et clericus don Joseph Prinzivalli
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